Solo andata

E così sei partito anche tu, andando ad ingrossare le file di quelli che vanno via in cerca di una strada.
Ci siamo salutati, due volte, e non abbiamo pianto, né ci siamo lasciati andare ad uno di quegli addii sdolcinati e commossi, che noi non siamo proprio fatti così.
Eppure sei andato via anche tu, un biglietto di sola andata lontano da me.
E per quanto ti auguro di non tornare mai, sento la necessità lancinante di scriverti  – sto venendo sotto casa tua, così ci facciamo due chiacchiere –

Sei a poco più di un’ora di aereo di distanza, e mi sembri già troppo lontano.
Buena suerte, amico mio.
Trova la tua casa, e una volta che l’avrai trovata, lascia una lucina accesa per me.

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Breve storia di una barba anti-ansia

Sotto un albero, al fresco, con il jeans inumidito dall’erba bagnata, il cuore all’improvviso parte e l’ansia forte ti stravolge.

Non pensare a nulla, senti solo la sua barba pungente sulla tua guancia. Il respiro delicato e poi stringilo di più; la barba ora graffia, ma non importa.

L’ansia ritorna, e tu stringilo più forte, senti il suo odore pulito e buono, percepisci la sua tranquillità.

E se l’ansia ti mangia i polmoni, fa un respiro profondo, affonda le narici nella sua guancia, incastrati nel suo braccio e stringilo di più.

Come in un vecchio film

E’ stato bello, ieri sera.
Ti vedevo e ti sentivo come da tempo non accadeva.
La tua testa appoggiata sul mio stomaco, lo sguardo fisso al tettuccio della macchina, mi parlavi. Potevo avvertirlo sotto la pelle, il tuo cuore. Grande, tenero, malconcio cuore.
Ti sentivo davvero, la voce stanca, la paura controllata, la solitudine nascosta in un angolo, con la quale hai già fatto i conti, hai fatto pace, e ora riesci a conviverci serenamente, o quasi.
Eri un fiume in piena di racconti e di emozioni.
E’ stato bello accarezzarti la pancia senza che tu ti ritraessi, giocare con i capelli un po’ argentati e ascoltarti parlare.
Potevo sentirla, quella carne viva, la tua, sotto le mie mani, quasi potessi toccare il cuore pulsante e forte.
Mi sei mancato.
– Devi sorridere sempre – mi hai detto, a un tratto.
– E tu non devi lasciarmi mai –

specchi

Svegliarsi

ed affrontare ogni fottuto giorno la relazione più dura,

quella di ogni mattina.

La relazione con lo specchio infido,

che nulla lascia all ’ immaginazione,

nulla fa.

Che immobile nel suo riflettere perpetuo

è capace di piangere,

ridere,

saltare,

senza fare una sola

minima

oscillazione.

Lettera a mia sorella

E’ finita un’altra relazione, è finita un’altra storia. E ora ti domandi, di nuovo, se quella sbagliata sei tu, cosa hai fatto per meritare, di nuovo, di avere il cuore a pezzi, di sentirti così sola, affranta, abbandonata.
Ma anche in questo caso, con cognizione di causa e serenità, ti dico che semplicemente non è colpa tua.
E’ difficile capire cosa ci sia di sbagliato, e se non trovi spiegazioni al perché, è perché in fondo, spiegazioni non ce ne sono. Non ci sono motivi semplici, lampanti.
Ogni volta è come la prima volta.
Ma io ti dico, in tutta onestà, che ce l’ hai fatta una volta, e ce la farai ancora, e ancora.
E se anche dovessi passare per altri mille amori sbagliati, non puoi decidere di arrenderti.
Da adesso sola a vita. O, da adesso troia a vita.
No, sbagli.
Non era amore.
Se è finita un’altra storia, non era amore. Punto.
Ma questo non vuol dire che devi arrenderti. Non fare che il tuo cuore si chiuda, si inaridisca, per l’ennesimo amore che ti ha lasciato disidratata, confusa e sola.
Piangi, disperati, urla contro il cuscino, e poi lavati la faccia, metti un rossetto sfacciato e un paio di tacchi (tu che puoi), ed esci.
Leggi, cresci, esplora. Fatti un tatuaggio nuovo, piccolo, come una cicatrice che non andrà più via, compra una borsa nuova e vai in riva al mare.
Ascolta un po’ di bella musica, anche se dovesse deprimerti di più e farti piangere ancora e ancora.
E poi, sciacquati la faccia con l’acqua salata, senti il pizzicore sulla pelle, il sole caldo che ti fa sudare, la sabbia fastidiosa tra le dita dei piedi o la melma disgustosa degli scogli, e renditi conto che tutte queste cose le puoi ancora sentire.
E le puoi ancora sentire perché, anche se ti sembra di essere morta dentro, tu sei viva.
E hai dei bei capelli, tante amiche che ti rispondo dall’altro capo del mondo, mani graziose e un cervello che funziona.
Hai un lavoro che ti appaga, abiti in un posto dove la gente va in vacanza. Mentre tu sei là. E puoi godere di tramonti e di albe e di sole e di mare e di birre bevute ghiacciate. Puoi conoscere gente che viene da tutte le parti del mondo.
Ma non cercare un altro uomo proprio ora!
Adesso devi solo capire chi sei.
Chi sei? Te lo sei mai chiesto?
Ti sei mai domandata se sei felice, se ti piace questa nuova casa, se ti è davvero piaciuto il sushi, o l’ultimo libro che hai letto?
Ti sei mai guardata allo specchio, interrogando quella nuova ruga che è uscita intorno agli occhi, scrutando tra le labbra ricoperte di lacrime salate, hai mai perso 10 minuti della tua giornata per capire chi sei? E che vuoi?
Come è possibile che una donna bella, forte, coraggiosa, intraprendente, perda di nuovo il tempo a rimpiangere e a chiedere cosa ci sia di sbagliato in lei!
Non me lo spiegherò mai.
Eppure siamo tutte così.
Siamo intelligenti, con un lavoro, o con un progetto. Cerchiamo sempre il meglio, e poi ci accontentiamo del meno peggio.
Vogliamo l’uomo con l’occhiale intellettuale, o quello muscoloso, l’uomo gentile o quello burbero. Delineiamo esattamente, con precisione chirurgica, le caratteristiche che il nostro compagno ideale dovrebbe avere. E poi? E poi ci abbandoniamo ad un nuovo compagno, chiunque esso sia, anche se sappiamo perfettamente che non è il nostro uomo ideale.
Io, ad esempio, ho impiegato esattamente 2 giorni a capire che l’ultimo uomo della mia vita non era quello adatto a me, eppure ci sono stata per più di due anni. Poi l’ho lasciato e l’ho persino rimpianto.
Perché?
Perché non riusciamo a comprendere che qualche volta, magari, basterebbe guardarlo negli occhi, quell’uomo, per capire che non troveremo la felicità in lui.
Ogni volta è come la prima volta, ogni santissima volta ci ritroviamo a piangere, a rammaricarci, a chiedere spiegazioni, ad urlare.
Potrei continuare a scrivere e a parlarti per ore. Potrei continuare a darti lezioni di vita su quello che si deve o non si deve fare. Ma non sono esattamente la persona adatta.
Sono sola.
Proprio come te.
Proprio come milioni di ragazze in tutto il mondo che continuano a cercare spiegazioni, errori, giustificazioni.
Sono sola e ho scelto di esserlo.
E sono felice così. Nonostante un po’ di nostalgia, un po’ di malinconia e qualche lacrima prepotente che esce di nascosto, sono felice così. Perché mi basto.
In fondo, vorrei solo dirti di lasciar perdere ogni ricordo, ogni nebbia, ogni malumore. Ascoltati, assecondati, respira. Se vuoi piangere, fallo. Se vuoi ridere, fallo.
Ma non buttarti di nuovo nelle braccia di uno stronzo qualunque, non fare che di nuovo qualcuno raccolga i tuoi pezzi. Perché li riaggiusterebbe a suo piacimento. I cocci, raccoglili tu. Aggiustali tu. Aggiustati tu. Ricomponiti, amati. Respira.
E se dovessi incontrare l’ennesimo uomo, che per l’ennesima volta, dopo l’ennesima storia, dovesse ridurti a brandelli, almeno non gli avrai reso facile il gioco.
E’ tutto qui. Devi solo respirare. Di nuovo.

parole

Le parole
Sempre
Hanno un peso.
Una leggerezza
Una sensualità
Come il seno di una puttana
O la tetta di una madre.
Bisogna sceglierle
Ed accarezzarle
Dando spazio, nuovo
Ad ogni minimo pensiero,
Sancendo su carta
Tutto quello che sfiora la mente.
Bloccarlo
Fermarlo
Prima che scompaia.
Per assolverci da ogni cosa.
Da ogni peso
E da ogni leggerezza.
Fino al momento in cui
Sarà più facile
Dormire.

Pausa caffè

Sai che ti dico? Che adesso io scrivo ancora un po’.

Domani, come sempre, ci vedremo: io ti sorriderò, tu mi dirai che senza me non puoi vivere, io fingerò di crederti e berremo il nostro caffè.

Poi, come sempre, ti girerai e andrai via.

Ed io rimarrò ferma a guardarti la schiena, con l’esigenza fisica di parlarti, ma senza dirti nulla.

Come sempre.