‘E case carut

-Perché perdi tempo con me, io sono ‘na casa carut-
-Na casa caruta?-
-Sì, ‘na casa carut. Instabile, pericolante, traballante: un caso perso insomma. Dovresti fuggire lontano, e invece stai ancora qua-
-Sì, perché le case carute sono le più belle. Dalle “case carute” puoi vedere le stelle-

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Limpidi errori

Di notte i pensieri sono più limpidi.
In maniera così paradossale le parole, intorbidite dal vino, sono scorrevoli e sincere.
L’anima vomita verità che aveva celato nel tentativo, forse vano, di apparire pura e semplice.
Ma nel buio c’è una luce che non si trova altrove, la sicurezza di poter dire tutto, che tanto l’alba li porterà via, quei pensieri così tormentati. Un errore atteso, forse inevitabile.

Claire & Louis [ parte III ]

Quella sera fecero l’amore, invece del semplice sesso. Si incontrarono, clandestini, a casa sua. Il letto troppo grande, le lenzuola fresche di bucato, lei si tolse i tacchi e li lanciò nella stanza.
Si sedettero sul materasso morbido, e cominciarono a parlare. Di solito non parlavano, o almeno non prima. Si vedevano, scopavano violentemente, e si ritagliavano 10, a volte 15 minuti per una chiacchiera e un paio di sigarette. Poi l’ansia li faceva fuggire, una voce di donna dal cellulare, una telefonata dal collega di lui, un rumore di passi nel corridoio. E allora si salutavano, rapidamente, e lei scendeva quelle scale buie ritornando nel silenzio dal quale era sbucata appena un’ora prima; camminava velocemente.
Quella volta invece, cominciarono a parlare. A raccontarsi. A raccontare. E lui, disteso sulla schiena, con una mano dietro la testa, con l’altra le teneva il viso e le faceva domande su domande.
E lei si lasciava accarezzare, e permetteva all’amore della sua vita di penetrare all’interno della sua mente, di estorcerle i segreti, lo assecondava nella sua voglia di sapere e lo ascoltava, cercando di seguire il filo dei suoi pensieri.
Poi lo baciò, lentamente, e lui le permise di entrare nella sua bocca, di lambire la sua schiena con la mano delicata, la spogliò, e per un breve momento di puro amore dimenticò quella compagna fedele, fidanzata ideale, che ignara di tutto ancora lo aspettava.
“puoi dirmelo che mi vuoi bene” “si capisce che te ne voglio”.
Era tutto tornato come prima. Il suo muro invalicabile di menzogne e segreti, le sue mezze verità masticate col tabacco e la polvere, i suoi occhi che non reggevano lo sguardo di lei e cercavano una via d’uscita, puntando al muro dietro le sue spalle.
“non voglio sapere se mi ami, voglio solo sentirmi dire che mi vuoi bene. Dimmelo, cazzo. E non mi monterò la testa”.
Ma lui continuava a fissarla, con quei suoi occhioni verdi pieni di angoscia, con la sua barba spettinata e i capelli neri.
E mentre lei, sconfitta, appoggiava la testa sul suo petto stendendosi di fianco a lui, lui con la mano le accarezzava piano l’avambraccio. E parlava. Ancora. Di tutto. Un fiume in piena.
Ma lei non lo ascoltava più. Pensava a quelle parole urlate qualche mese prima. Ricordava, perfettamente, le lacrime che mai gli aveva visto, scendere sulle sue guance mentre le inveiva contro.
Claire aveva creduto di trovare un po’ di pace, scopandosi un uomo qualunque, una sera qualunque.
Era davvero convinta che in questo modo avrebbe dimenticato Louis e la sua adorabile camminata strana.
E, fedele ad una promesse antica, gli raccontò tutto. Glielo aveva chiesto lui. Le aveva chiesto sincerità.
“Tanto non stiamo insieme, non sono geloso. Non posso esserlo. Ma devi raccontarmi tutto.”
Ma era solo un’altra delle sue menzogne. E in quel freddo, glaciale febbraio, le aveva urlato contro. L’aveva uccisa, dicendole che per quel motivo, per quella scopata, non sarebbero mai stati insieme.
Lei aveva rovinato tutto.
Per sempre.