Claire & Louis [ parte IV]

Sapeva che non si sarebbero visti per più di un mese, e quello che proprio non riusciva a sopportare era l’idea che non avrebbero potuto neanche scriversi, o sentirsi.

Con tutta probabilità lui avrebbe mangiato qualche altro cuore, sorridendo con quei denti bianchissimi, incorniciati da un’abbronzatura perfetta, emanando quel profumo suo solito, di pane, di fumo e di buono.

Sarebbe sceso dalla barca, nella sua t-shirt colorata e nei suoi bermuda bianchi, e a piedi scalzi avrebbe camminato sulla banchina del porto, portandosi dietro i suoi segreti, così faticosamente conservati.

Claire, abbandonata su una spiaggia assolata, con le cuffiette e le orecchie piene di musica, a protezione dal mondo esterno, l’acqua fredda e cristallina, sognava che su quella isola sarebbe potuto scendere lui, prima o poi.

Quella mattina era scesa in spiaggia, nel suo costumino fucsia a strisce, i capelli legati alla meno peggio in uno chignon arruffato, occhiali da sole e una borsa troppo grande, marrone.

Non aveva mai dato peso o importanza al modo di vestire, non amava abbinare rossetti e  smalti, non capiva l’ossessione che le donne provavano per tacchi, gonne e messe in piega.

Attraversò la strada, e percorse un vicolo strettissimo che passava attraverso mura bianche e azzurre, quasi come a volersi abbinare al mare blu che si stagliava sullo sfondo e al bianco delle decine di barche ormeggiate tranquille. L’odore del caffè che proveniva dal bar all’angolo era forte, il chiacchiericcio delle persone sedute, il loro sventolare ventagli colorati, tutto era così maledettamente perfetto e posizionato nel posto giusto, nell’angolo esatto, quasi a formare una cartolina. Una signora in particolare, la colpì. Rimase a fissarla, alla fine del viottolo. Era bella, sulla cinquantina, vestita con una tunica rosso corallo che nascondeva male le grosse curve morbide, le unghie laccate, i capelli raccolti e un sorriso stampato in faccia, perenne.

La signora parlava e sorrideva e continuava a sorridere alle persone intorno a lei, ma era sola. Non aveva uno sguardo più intimo per qualcuno, non aveva mai accarezzato la mano dell’uomo seduto accanto a lei. Era sola. Ma felice. E Claire non poteva fare a meno di interrogarsi su quella grassa e bella signora, chiedersi da dove venisse, quella poteva essere la sua storia.

Claire non si accorse che nel fissare quella donna, si era fermata alla fine del vicoletto, talmente stretto che la donna, alta, bionda, presumibilmente tedesca, dietro di lei, dovette colpirla un paio di volte sulla spalla, per risvegliarla dal suo torpore e farla spostare.

Continuava a sembrare un vegetale.

Non riusciva a dimenticare le ultime parole che si era scambiata con Louis.

Aveva urlato contro di lui, sperando di piangere qualche lacrima che però non le usciva, “perché diavolo non mi dici la verità? Dobbiamo rimanere almeno amici? Dimmi la fottuta verità, per una volta!”

Ma Louis non rispondeva, non amava essere aggredito, e ogni volta era una scusa, ogni volta cacciava quella storia, storia che, diceva, lo aveva ferito, che gli aveva fatto capire che con lei non ci sarebbe mai potuto stare. “ti sei scopata Frank”.

Una sentenza.

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2017. Auguri a te

Questi auguri vanno a chi non comprende una sorella, e la offende, ergendosi dietro un forzato affetto. Vanno ad un’amica, con i suoi tormenti e le sue malinconie, e il suo bisogno di attenzioni che non chiederà mai. A chi quell’amica non la capisce. Questi auguri vanno a chi non sa chiedere scusa, e si cela dietro un labilissimo muro di falso perbenismo. Questi auguri vanno a chi ti ha fatto piangere, a chi ti ha usato, per arrivare ad uno scopo, e magari ci è anche riuscito, rimanendo, alla fine, impunito. A chi ti ha scatenato i peggiori incubi, e a te, che hai avuto gli incubi. Ai sensi di colpa, a chi te li  ha fomentati, e a chi invece ci è passato sopra come fosse un camion. Questi auguri vanno a chi si sente solo, ed è pieno di amici, a chi odia il mondo e non sa perchè. Questi auguri sono per chi rimane incastrato in una storia, solo per paura, e a chi una storia non la vuole, preferendo rovinare quelle altrui, spargendo i semi del tradimento, solo per gonfiare, ancora un po’, un ego smisurato. Al tradito, che non riuscirà mai a spiegarsi il perchè; al traditore, che rimarrà insoddisfatto anche quest’anno; ma soprattutto agli amanti: agli amanti per noia, agli amanti per gioco, agli amanti per amore. Questi auguri vanno a chi ha perduto tutto, a chi non ci crede più, e piuttosto che sognare, preferisce sedersi e aspettare. Questi auguri vanno a voi: che possa il 2017 donarvi la capacità di guardarvi allo specchio e di perdonarvi.