Un saluto

 

– Ma lui come sta? Cosa devo dirgli? –

In questi momenti non ci sono mica parole giuste. C’è solo l’ennesimo cuore lacerato.

Perchè all’improvviso questo stupido universo ha deciso di toglierti qualche cosa di importante.

Senza un motivo apparente, anzi, senza motivo e basta.

– Digli che gli vuoi bene e che lo aspetti, con una lucina accesa per fargli trovare bene la strada e un bicchiere di vino –

Ma a cosa serve poi? Diventi presenza, ma non puoi colmare un’assenza. Non una del genere, non una così profonda. C’è solo da bestemmiare forte, ma quale Dio? Se tu non credi in niente che non sia la vita stessa, e quella vita ti scivola via, ti viene strappata in malo modo, e non c’è quindi più nulla a cui appellarsi. Chi dovremmo bestemmiare? Forse l’universo, l’unica entità astratta, ma reale. E allora questo significa che diventiamo universo. Dobbiamo credere che diventeremo energia ed universo.

Diventiamo albero, diventiamo cane, diventiamo vento, diventiamo abbraccio. Diventiamo carezza. Solitaria, stanca, affettuosa carezza.

In questo mondo che ogni giorno ci sorprende sempre un poco in più con cattiverie e atrocità, noi alla fine diventeremo carezza.

– E allora digli che la sua mamma lo accarezza, ancora. Che il vento gli prenderà il volto tra le mani, ancora. La pioggia gli darà un bacio sulla fronte, ed il fuoco griderà l’amore che non può più sentire –

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