Stream of consciousness (più o meno)

Spesso mi trovo a ragionare sui cosiddetti esercizi di gratitudine. Tutte quelle minchiate che fino a qualche anno fa sarebbero state definite “new age”, con quel tono sprezzante da media borghesia che conosco fin troppo bene. Ho cominciato a ragionare sulla meditazione, sulla respirazione, e ho notato che l’esercizio fisico di inspirare e trattenere ed espirare effettivamente qualche cosa lo fa. Così come qualche cosa lo fa il sedatol, la valeriana, la camomilla e le tisane della buonanotte. Qualche cosa. Ma non troppo. Che qui siamo personcine per bene, e t’essa venì in capa di andare in terapia? Certo, puoi farlo, giusto un paio di volte, per far vedere agli altri che comunque qui si sta attenti alla nostra salute mentale e che siamo persone aperte, non chiuse, però non più di due volte: essana pensà che si’ pazz?

Col tempo ho analizzato i miei genitori, e comincio a vederli, ogni tanto, sotto una nuova luce. O forse si dice una nuova ottica? Sono persone, prima di essere genitori. Sono persone arrabbiate, deluse, che a 20 anni hanno cominciato a sfornare figli e si sono fermati solo 12-13 anni dopo, quando eravamo già troppe. Però loro non lo sanno, o forse non lo vedono, su quel bel piedistallo alto che si sono costruiti tutto per loro.

Ma questa è un’altra storia, a ‘sto giro magari li lascio stare, a quei poveri “cristi” dei miei genitori.

Non so manco perché in realtà sto scrivendo, so soltanto che ogni mese, più o meno, mi viene una crisi isterica, decido che la soluzione è scrivere, comincio, deprimo me stessa e gli altri, e poi abbandono tutto: ho più incipit di libri – rectius, di storie -iniziate salvati nel pc che capelli in testa. Ed io non ho pochi capelli. Forse non è quello il mio destino. Che poi che diavolo sarà ‘sto destino di cui tutti parlano, io mi sa che ancora non l’ho capito.

Comunque, dicevamo, ogni mese crisi mistica. Crisi isterica. Crisi e basta. So cosa stanno pensando i più perfidi, che sono gli stramaledetti ormoni che impazziscono con lo stramaledetto ciclo. Ed io rispondo che beh, ci può stare. In fondo, può essere. Perché no? Non siamo forse noi tutti degli animali che vivono al ritmo del nostro corpo – o comunque ‘na cosa del genere?

Questo mese non voglio deprimere me o qualcun altro. Forse questo è solo uno dei miei mille flussi di coscienza, che stavolta internet si è meritato. Forse.

Mi sa che devo riorganizzare i pensieri.
Va beh, facciamo che ci si vede tra un mese. Ciao internet. È stato bello.

2 pensieri su “Stream of consciousness (più o meno)

  1. Bell’articolo, complimenti (che detta così pare pure una frase scritta a caso, tipo lo spam che butta lì commenti di tipo generico che vanno bene quasi per tutto, ma ti assicuro che non è così, l’apprezzamento è sincero!).

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