Vuoto e vino

Stavo pensando che alla fine siamo un po’ come formati da tanti piccoli tasselli. Non credo come puzzle, con tutto quello che ne segue in fatto di incastri perfetti e bordi lisci o no. Credo forse più come un mosaico – che poi magari tutta questa differenza non c’è manco. Però siamo fatti di tanti tasselli, e forse ogni nostra vittoria è un tassellino in più che si aggiunge alla collezione, e ogni sconfitta, uno in meno.
C’è stato un tempo in cui credevo che ogni ragazzo in più che baciavo era un pezzo in più di non so quale stupida collezione; poi, a dispetto di quello che avevano cercato di insegnarmi tutta una vita, tutti i ragazzi con cui scopavo facevano parte di quella collezione: li contavo, li tenevo numerati – l’ottavo era un po’ scadente, il nono sempre rabbioso, poi c’era quello con le mani belle e quell’altro che, bleah, non sapeva manco che stava facendo.
Ridevo e li deridevo, e andava bene così. Ma ad un certo punto, non so esattamente quando, ogni persona in più ha cominciato a portarmi via qualcosa. Io rimanevo con qualche tassello in meno. Vuota. Empty. Alla fine me lo sono tatuato, questo vuoto.
Poi arriva lui, l’ennesimo. Lo punti, lo trovi, ti piace. Gli piaci. Lo ami, ti ama. Lo accetti, con tutti i difetti, e vivi ogni giorno con l’ansia che lui scopra che tu non sei perfetta. Che hai scopato, hai sbagliato, hai, in poche parole, un passato. Passi un anno, poi il secondo, il terzo, a pregare che lui quel vuoto scuro non lo veda mai; cerchi di essere migliore, perchè lui è talmente perfetto e buono e giusto che, diamine, come hai fatto a meritarlo uno così? E vivi, in questo modo, ogni giorno. Fino a quando, per l’ennesima volta, ti delude. E quei tasselli che credevi esserti ripresa, in realtà se li sta prendendo lui. Ti sta svuotando, come tutti quelli prima, e come faranno quelli dopo. E allora sai che c’è? C’è che qua la poesia è finita. Ma ci sono rimasti parecchi vaffanculo. Quindi vaffanculo, tu e tutti i tasselli rubati: il mio vuoto lo vado a riempire col vino.