su di me

Mi piace l’odore della pizza in una sera calda d’estate; una di quelle sere dove l’aria è pesante, la strada silenziosa, il vento fermo e dai locali esce un profumo caldo di pomodoro, basilico, mozzarella, un’orchestra di profumi che aleggiano e si appiccicano sulla pelle sudata, sui capelli legati; è l’odore dell’estate, delle cene consumate veloci in piedi vicino ad un motorino, delle sigarette fumate a metà, delle birre ghiacciate e dei baci appassionati e umidi agli angoli delle strade.

Mi piace sentire il respiro di mia madre che, accovacciata su un letto in un pomeriggio primaverile, dorme profondamente; ed io cammino in punta di piedi, in punta di calzini, silenziosa, per non svegliarla, per lasciarla ancora un po’ in compagnia dei cinguettii e dei suoi sogni. Alle 15 del pomeriggio tutto tace, tutto dorme, mentre io esco di casa per andare a lavoro e la lascio sonnecchiare ancora un po’.

Mi piace l’odore del caffè la mattina, e i passi di mia sorella, pesanti, che entrano nella mia stanza, e la voce, un po’ bassa ma non troppo, che mi dice che è tardi, devo alzarmi; il rumore della tazzina appoggiata sul comodino, un odore forte e antico, caldo quando fuori fa già caldo. Il caffè che ti appartiene, il caffè che ti lega, il caffè che ti sveglia. Mi stiracchio ancora una volta, le mani che si appoggiano sul muro freddo dietro la mia testa, il sole che comincia a penetrare attraverso la serranda non del tutto abbassata. Ancora cinque minuti e mi alzo.

Mi piace la domenica mattina, quando, raramente, mi alzo prima di tutti, e ho il privilegio di assistere al risveglio della mia casa: il caffè sul fuoco, mi madre e la sua prima sigaretta; lo sfrigolio delle cipolle e dell’olio, il sugo del pranzo; il dopobarba di mio padre, troppo forte, come sempre, che rimane nel corridoio anche dopo molto che lui è andato via; la televisione a basso volume, sentiamo le notizie del giorno. E lo stress della settimana che va via. Adoro la domenica mattina: è tutto un insieme di suoni e profumi e voci che conosco e voci di bambini che giocano nel cortile, litigano.

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